martedì 8 agosto 2017

BYE BYE

Luglio è un mese pericoloso che nasconde insidie. É il caldo di sicuro. O lo stress, o tutti e due, uniti a questa sindrome da fine del mondo che attacca come un virus influenzale più o meno tutti.
In questo clima torrido anche la più stupida telefonata del termotecnico che ti chiede lo spessore di una parete può scatenare l’ira più funesta.
La sensazione è quella: non averne più, di pazienza, tempo, diplomazia, forse anche educazione.
Ed esplodere. Che ogni tanto ci vuole perché esiste un limite sacrosanto al numero di cose che bisogna assolutamente fare prima della ‘pausa estiva’.
Comunque non sono un medico, non salvo vite, tre settimane di assenza non produrranno nell’universo mondo nessuna significativa alterazione.
E dire che qualcosa di buono questo luglio ha lasciato: intanto Giorgio è ingrassato un chilo, merito di mia madre e del suo magico frullino, o non di che altra combinazione magnetica. Quello che sia, io non ce l’ho, perché è da due giorni a casa e non riesco ad avvicinarmi con il piatto che dice ‘bleah che puzza’.
Di bello ci sono anche le mie ragazze, quattro piccoli animaletti che mangiano a letto tra briciole, sabbia, vestiti, caricabatterie, dischetti struccanti, kinder, cartacce, ancora sabbia, ancora briciole.
In bagno ho contato otto spazzolini, ho tentato in maniera blanda di ristabilire un minimo di decoro, non ci sono riuscita. Però ho stemperato una lite tra sorelle, ho dato consigli sull’outfit serale, ho generato l’acquisto di sandali tacco dieci da parte di una diciassettenne (poi abbandonati), ho studiato la personalità di queste quattordicenni, quindicenni, diciassettenni, ho fotografato una ragazza seduta sul davanzale, con un bambino che la copiava sul davanzale a fianco, ho indagato su fantomatici fidanzati, ho fatto finta di non capire, di non sapere quale sia l’unico motivo al mondo che ti fa uscire di casa alle otto del mattino.
Perché a loro piace pensare che noi adulti siamo vecchi, rincoglioniti, e bacchettoni. Anche se non lo siamo, anche se i nostri diciassette anni erano ieri l’altro, anche se alla Villa delle Rose ci siamo stati prima di loro, e ne conserviamo una foto che immortala quello che sarebbe diventato un matrimonio, due figli e un cane. Quindi neppure troppo tempo fa.
Io penso a un film di Monicelli, di almeno trent’anni fa: Speriamo che sia femmina. E rivedo questa tavola di donne: sorelle, cugine, amiche. E se lì qualcuno scappava per andare al concerto di Ron, noi qui siamo in batteria su Ticketone per comprare Ed Sheeran, però la differenza in fondo è poca. C'è giusto un bambino molesto che cerca di farsi notare, e onestamente, dato che si parla di mio figlio, non mi va di paragonarlo allo zio Bugo, anche se, in effetti, una qualche parentela ci potrebbe pure stare.
Ma è lo stesso, il cemento che sento saldo sotto il tavolo legare i piedi di queste ragazze, mi dà sempre una grande gioia, mi fa dimenticare la fatica di questo fine luglio imbarazzante, mi fa guardare avanti nel loro futuro che spero luminoso ed elettrizzante. Chi sta per partire per i Canada nella più beata incoscienza, chi deve cominciare il liceo e questa estate non apre un libro, chi sta diventando una ragazza solida e più sorridente di come la ricordavo, chi ha gli occhi limpidi e diretti.
Comunque luglio è finito, noi siamo in transito per le Marche direzione Puglia, una puntata a Loreto a prendere la benedizione della Madonna non me la leva nessuno, perché l’ultima cosa che ho chiesto mi dorme qui di fianco.
Questa volta non chiederò niente, solo un po’ di riposo ed energia. In macchina c’è un fenicottero rosa da gonfiare, un canotto dei Pjmask, braccioli, salvagente, secchielli, palette, una bici pieghevole, un cane, e noi. Secondo me c’è tutto.

sabato 1 luglio 2017

GIORGIO, IL GIAPPONESE

Trascorrere una decina di giorni con la mia ragazza mi ha fatto bene, mi ha fatto ricordare quanto sia bello passare del tempo con i propri figli, soprattutto quando parlano, ascoltano, ridono, consolano come un adulto, ma un adulto speciale, senza pensieri  e preoccupazioni. 
Il ragazzino però mi è mancato, perché a suo modo anche lui parla ascolta ride e consola. 
Poi scappa, e ancora devo capire come faccia con due gambe che non superano i quaranta centimetri a correre così veloce, dieci secondi e non c’è più, eppure era lì un secondo fa. Ecco, finiremo al publifono, e si cercherà per il lungomare di Riccione un bambino italiano di circa quattro anni, indossa un costumino…Un costumino? Oddio com’era il costumino? quello a righe? Sì, quello a righe blu, sperando che non se lo sia levato, il selvaggio.
Niente publifono, per fortuna è alle docce, aveva sete oppure seguiva una farfalla, chissà. 
-Mamma che succede? Non mi sembri felice!-
No, infatti non sono felice se scappi, se ti allontani correndo alla velocità della luce, e per inciso non sono felice quando mi pesti i piedi, quando rovesci l’acqua per gioco, quando rubi tutti i trattori della spiaggia, quando fai la pipì negli ombrelloni altrui, e poi non continuo per non ferirti. 
Però ti amo lo stesso, e non è vero che non sono felice, lo sono, e penso tu sia il bambino più simpatico che abbia mai conosciuto.
Sarà per gli spruzzi di un irrigatore che ci fanno la doccia e ti fanno alzare le braccia e dire: ‘oh no, adesso ricomincia a piovere!’ , o per un bagno lungo eterno, dal quale ti devo trascinare via di peso, che ti fa appoggiare la guancia fredda sulla mia spalla e dire: -Mamma io adoro l’acqua-
Nessuno come un bambino, sa far ridere fino alle lacrime e commuovere un minuto dopo, strappare il cuore a tradimento o sollevarti il morale.
Come quando cadi, e, ti giuro, non conosco nessun altro con la tua soglia del dolore, perché, sempre, ti rialzi e dici: -Sto benissimo, è solo una bubbina-
Lo so, è un’overdose di melassa, uno sdolcinato sproloquio da madre emotiva dal cuore più molle di un budino. Perdonatemi, o abbattetemi, oggi va così.
Ho due figli, sono un po’ dei figli unici, per quanto si possano amare, saranno sempre poche le cose che potranno condividere dello loro quotidianità, e se pare un pensiero triste o malinconico, non lo è, perché questa distanza consegna a me, madre, e a loro, figli, del tempo meraviglioso da passare solo in due.
Fantastico sui viaggi che farò con lei, in lotta tra musei e shopping compulsivo, e quelli che farò con lui, alla scoperta di tutto. 
Quindi caro il mio ragazzino pestifero, ti sbagli, sono felice, e benché abbia riconosciuto nella tua affermazione dolce e preoccupata la stessa che Masha rivolge ad Orso quando finiscono i lecca lecca, dovrai perdonarmi una volta in più, perché io prendo maledettamente tutto sul serio, ma ci sto provando, giuro, ci sto provando. 
E, di citazione in citazione, concludo ringraziando della pazienza che hai avuto, accompagnandomi a sentire uno scrittore che mi piace. L’ho fatto anche per te. Perché un giorno ti regalerò un paio di libri, di cui rileggo piccoli pezzi ogni tanto come scacciapensieri. Uno ti riguarda, e lo amo particolarmente. 

Sono i Momenti di trascurabile felicità, Francesco Piccolo. Nella prima di copertina c’è una dedica dell’autore : ‘a Giorgio, il giapponese’

DUE COSE


È possibile che l’esame di terza media sia uno scoglio che ho sottovalutato, forse perché dal mio sono passati trent’anni e ricordo solo due cose: qualcuno che mi sottrae la bella copia del compito di matematica a una decina di minuti dalla consegna e una gonna di cotone blu con le balze che avevo all’orale.
Non saprei neppure il voto che ho preso se non me lo avesse ricordato pochi giorni fa la stessa persona che mi sfilò il compito.
Voglio dire: ci sarà il liceo, magari l’università, e nessuno mai ricorderà questo preciso esame, il cui peso specifico nella vita e nella carriera lavorativa di chiunque è pari al foglio su cui ne sarà stampato il voto.
Eppure oggi, mentre aspettiamo in sequenza:  il caldo torrido di caronte, il concerto di Tiziano, e, per concludere, il giorno dell’orale, in casa l’aria si è fatta pesante. Di solito ho una soluzione per tutto: per caronte ho una nuovissima ed efficace aria condizionata, per Tiziano ho promesso di comprare una bandana, ho  guardato la scaletta e ascolto la playlist malinconica senza battere ciglio,  per l’orale invece non so che fare oltre a guardare per la terza volta Pearl Harbour ed il ciuffo biondo tinto di Ben Affleck. 
In realtà una strategia l’avevo: ho mandato via il piccolo disturbatore, ho ricavato un po’ di tempo dal lavoro, e soprattutto ho incamerato buonumore, energia e ottimismo a prova di adolescente nervosa e scostante.
Ma non basta. Se oso dare qualche consiglio  a bassa voce, come al solito non ho capito niente,  se faccio una domanda di storia è quella sbagliata. Se minimizzo l’importanza di questo esame rischio di essere incenerita, se  provo con la distrazione, di nuovo non ho capito.  Non è tempo di frivolezze, lei DEVE studiare. 
Mentre capisco e riconosco questa agitazione pre esame, soprattutto di chi porta la lettera A ed è il primo del registro, cerco di insistere sul fatto che essere i primi è un vantaggio, ma di me non si fida, non so perché. Forse mi odia.
Io credo che anche lei, come me, dimenticherà parte di queste giornate, tutto di questa ansia, e forse anche l’esame intero.
Quindi oggi scrivo due cose, perché voglio, un giorno tirarle fuori dal cappello e farla ridere.
La prima è lei nella nostra piccola cucina, i pantaloncini di jeans, una maglietta a righe e i capelli raccolti sulla testa. Balla una canzone di Tiziano, la canta dall’inizio alla fine, con le sue mosse da musically, quelle che di solito detesto. Ma non stasera. 
La seconda è questo brandello di interrogazione, in cui mi calo perfettamente nella professoressa che avrei anche potuto essere, e simulo l’orale di italiano:
-Dunque Ancarani, tra i personaggi dei Promessi Sposi quale ti sembra il più complesso, o quale è la figura che ti ha colpito maggiormente?-
-Direi l’Innominato-
-Bene Ancarani, e dimmi, ti è piaciuto il romanzo?-
-Si, mi è piaciuta la storia, i personaggi, il fatto che passano in mezzo a molte difficoltà. Solo una cosa mi ha deluso-
-Davvero? Che cosa ti ha deluso? -
-Il finale.  Francamente, dopo tutte quelle pagine, neanche un minuto per il matrimonio. Insomma da Manzoni mi aspettavo un po’ di più. Non sei d’accordo?-




venerdì 2 giugno 2017

POLVERE DI STELLE

La settimana corta dovrebbe entrare in una specie di carta dei diritti dei lavoratori, o delle madri, che forse è meglio. Perchè lavorare quattro giorni su sette è più giusto, più equilibrato, più bello, semplicemente.
Come lo passerò io questo venerdì di festa? Non so. Forse una giornata al mare, solo una, andata e ritorno perchè sabato c'è scuola, le ultime tre ore di italiano prima dell'esame. Fondamentali.
Oscilllo tra questo desiderio di amiche, sole e mare, e la pigrizia, acerrima nemica delle settimane corte.
L'alternativa è rimanere a casa, schivare il bollino nero del traffico, le creme solari, la sabbia, la fila per la piadina, e poltrire. Un sogno, praticamente. Peccato che abbiamo preso la decisione solenne di installare l'aria condizionata, ma non due pinguini semplici semplici, proprio l'impianto tradizionale, macchine esterne, split, tutto incassato e sotto traccia, perchè sono pur sempre un architetto, che ci vuoi fare?
Risultato? Polvere. Fine, invisibile, inafferrabie, detestabile polvere.
Giorgio sembra il figlio piccolo di Mr Banks in Mary Poppins, quello sui tetti di Londra con il faccino nero. Però io non ho i poteri di Mary Poppins, e nemmeno di Bert lo spazzacamino, quindi soffro, mi arrendo al potere invisibile della polvere, e probabilmente, domani me ne andrò al mare per ignorarla un giorno in più. Tanto sarà sempre lì al mio ritorno.
Eh, la settimana corta, che benedizione! Poi te la godi di più se alle due e mezza di giovedì pomeriggio sotto un sole che ti scioglie sei in un cantiere in collina, e c'è Maurizio, il contadino novantenne che vorrebbe fare il direttore lavori, che proprio non la manda giù una donna, architetto, che si occupa di scavi e fognature.
-Ci sono molte bisce- dice.
Vuole spaventarmi, e ci riesce, perchè io in mezzo alle bisce proprio non ci vado,  poi quando gli chiedo due carciofi dell'orto e due fiori di zucca finalmente  mi riconosce. La donna che è in me, la madre, la moglie, la cuoca. Facciamo amicizia, io e Maurizio. Ho anche il suo numero di telefono.
-La chiamo- dico.- per l'inizio dei lavori, così ci dà una mano- Mi guarda di nuovo in modo torvo, ma un po' meno.
-Le preparo i carciofi-sorride-
 E' più forte di lui.
va bene, vado al mare, una giornata, ma alle cinque sono a casa, combatto con la polvere, e aspetto che arrivi il sabato, una ragazza che va scuola per ripassare italiano e spagnolo, un bambino che si sdraia per terra, perchè lui nella polvere ci nuota serenamente, una finale di champions che non me ne può fregare di meno, magari riesco pure a scrivere due righe o a leggerne quattro, che è anche meglio.
Adesso dormo, se riesco, che il bambino impolverato qui di fianco a me russa, ru come un... come un.... non mi viene, però russa. Come la Nina. Gesù ci mancava solo il cane.

domenica 21 maggio 2017

COSE DI FAMIGLIA

Metti un sabato mattina di metà maggio, metti una settimana faticosa come oramai lo sono quasi tutte, le mie, ma anche quelle della maggiorparte della gente con cui parlo. settimane fatte di corse, di lavoro, di accompagnamenti vari, di febbri, di compiti, di cene arrangiate, di frigo vuoti, di umori variabili, che a volte viene da chiedersi che senso abbia correre così.
Metti un sabato mattina diverso dagli altri, una doccia veloce per cominciare la giornata, la solita coppia di caffè, una fiesta al curacao, aiuto inestimabile di giornate convulse, poi si parte.
Vai a ritirare un pranzo completo per dodici persone, di cui uno a dieta e una vegeriana, però sembra poco, allora corri a casa, metti in forno un po' di belga, butta nell'acqua due asparagi, prepara un po'    di pinzimonio.
Corri come una pazza in una due giorni che meriterebbe invece un po' di riflessione e un po' di silenzio, corri a cercare un vestito, uno per te e uno per la principessa, corri a ordinare un mazzo di rose bianche, corri a ritirare una cassa di champagne.
Accompagna la principessa a una festa, perchè non ci facciamo mancare nulla, tuo marito all'aeroporto, e un bambino di tre anni a vedere gli aerei che decollano. 
E siamo solo a sabato.
Otto ore di sonno poi di nuovo in pista, si parte con la prova abiti, la messa in piega casalinga, perchè il parrucchiere proprio non ci stava, Tacco,  trucco parrucco e via.
La quarantottore è finita, ora il silenzio c'è, nella mia casa semibuia, allora permetto alla stanchezza felice di farsi avanti e di scivolare su una pagina che voglio ricordare. 
Io oggi sono felice, ieri ho festeggiato i miei genitori con le mie sorelle e tutti i nipoti,  i loro cinquanta anni insieme, le loro giornate lucide, quelle  più opache, tutto quello che  sta dentro una vita intera.  E ho goduto della fiducia che loro hanno avuto sempre.
Oggi ho festeggiato un'altra coppia, ho provato a mettermi un vestito rosa come quello della principessa Kate, ma ho desistito, ho portato il mio meraviglioso piccolo George, che non ha la statura reale per fare da paggetto, anche perchè dopo quaranta secondi di cerimonia, aveva già rubato un monopattino, si era tolto entrambe le scarpe e si rotolava sul pavimento della sala rossa, senza che nei paraggi ci fosse nessuna reale tata con scamiciato verde militare e occhiali da signorina Rottermeier.
E' stato un fine settimana pieno di passato e di futuro, di quelli che piacciono a me, dove posso guardare indietro ai successi e ai traguardi raggiunti e posso guardare avanti alla felicità sognata, conquistata e ancora tutta da scrivere.
Se le emozioni non stanno nei brindisi e nelle fotografie, stanno però indelebili nei ricordi, perchè le lacrime di gioia sono rare e inafferrabili, e forse in qualche foto ci staranno pure, ma la voce rotta di una ragazza, che è una donna tutta di un pezzo, quella può stare solo nella memoria o in questa pagina.
Metti una tavolata, la famiglia, i bambini che si annoiano, le ragazze che si mettono i tacchi per la prima volta, i cugini che non vedi mai, ma che ti sembra avere visto solo ieri, metti fiumi di vino, una cheescake che non avevo capito, un terrazzo pieno i fiori, le voci che si mescolano, le risate che scoppiano, un benessere diffuso e dilagante.  metti una scarpina che sparisce, i tacchi pure, per fare posto ai calzettoni, metti le foto in posa, una cornice di argento con due fedi intrecciate, un paio di orecchini antichi, e un vestito, il mio, più antico di loro, ma non sembra. Metti tra le altre la solita foto di noi tre. Metti la mia famiglia. un giorno di maggio.

lunedì 17 aprile 2017

UN GIOCO DA RAGAZZI



Lo dice un bambino di tre anni, che poi è mio figlio, e mi si apre un mondo. Perchè io faccio fatica per ogni cosa, tutti i giorni, tutto il giorno.
Sarò in un periodo lamentoso, perché fatico a spegnere la sveglia e scendere dal letto, svegliare gli altri non ne parliamo.  Lavare  e vestire il piccolo mi sembra l'Everest, portare giù il cane?  Il K2. Anche mettergli le scarpe mi sembra una scalata dura e inaccessibile. Sono io? E' lui? che importanza ha?
Interrogare la grande in geografia? Una punizione che non merito, primo perchè odio geografia, secondo perchè lei neppure l'ha studiata, quindi è oltremodo inutile.

Lavorare non ne parliamo. Quando già traballi poi, tutto ti si rivolta contro: il programma si arresta all'improvviso con un errore irreversibile,  la posta certificata si affolla di messaggi minacciosi e oscuri.  Fatico a leggere e a scrivere, le cose che amo, mi stanca tutto, in poche parole. Anche parcheggiare la macchina.

Cosa sarebbe esattamente un gioco da ragazzi?

No perchè giusto ieri sono entrata in macchina alle due e mezza per andare in ufficio, la macchina non si è neppure accesa. La batteria. Morta. Ci vorrebbe qualcuno con i cavi penso. Un secondo e si materializza mia sorella per caso. Ha i cavi in macchina, lo so, sembra incredibile. Riusciamo a mettere in moto, probabilmente rischiamo la scossa, forse la morte fulminea, però la macchina riparte. Eccolo il gioco da ragazzi.
Ma è un illusione che dura quindici minuti, quando arrivo in ufficio, e spengo la macchina, è finita.
Di fianco all’ufficio c’è un’officina, guarda te la coincidenza. E’ venerdì santo, sarà aperta? Resusciterà la mia batteria? E quanto ci metterà? devo anche andare a trovare un’amica all’ospedale.
Trenta minuti di orologio e ho una batteria nuova. Un gioco da ragazzi. Questo sì.
Mi precipito, già in ritardo, in una casa di cura sui colli dove c’è la mia amica, parcheggio regolarmente nelle strisce blu.
Quando esco, dopo un’ora, c’è una citroen grigia parcheggiata anche lei regolarmente, dietro di me, in un’area di sosta centrale. Mi domando cosa abbia mai bevuto il progettista di questo parcheggio, sempre che ce ne sia uno. Perché io, se è vero che non sono né Schumacher né Senna, da un parcheggio so uscire. Non da questo, però. E’ impossibile.
C’è Silvana. Avrà un settanta, non è una paziente, ma potrebbe tranquillamente. Prima scuote la testa, poi ci ripensa -La aiuto io- dice. E’ convinta che in due possiamo farcela. Io sto già cercando il numero del carro attrezzi. -Lei è giovane, vedrà che ci riesce- Insiste
Giovane? Mica tanto. Però Silvana ci crede. Molto. Mi conquista. Ci sono 25 gradi, oggi, domani che sarò al mare naturalmente pioverà, ma oggi si muore di caldo, quasi quasi chiamo un taxi. Per fortuna hanno inventato il servosterzo, altrimenti buttavo via le chiavi della macchina direttamente.
Sotto l'abile guida di Silvana e dietro al torvo sguardo dell'umarell di turno, dopo circa 25 manovre riesco ad uscire, esausta.  Un gioco da ragazzi? Boh!
Avrà sicuramente ragione lui, il mio ragazzo, dovrei affrontare tutto con un pizzico di spirito in più, un po’ di ottimismo, un po’ di grinta.
Oppure dovrei avere tre anni e costruire trattori, camion dei pompieri, e piste di treni.
Mamma facciamo un fire-truck ? Certo amore, cos’è un fire-truck? Non mi risponde, prende le formine di legno… una ruota, un’altra ruota, il telaio… un chiodino, un altro chiodino…la cabina…il martello…
Sei davvero bravo amore mio, é stupendo questo camion-truck, bravissimo!!
Lui alza gli occhi, mi guarda serio serio -mamma, è un gioco da ragazzi-

domenica 5 marzo 2017

IL CONFORTO

Era un po' di tempo che non facevo un viaggio in macchina con la mia ragazza e il solito assetto strategico: macchina murata, bambino reduce da gastroenterite violenta e cane in preda a sindrome da abbandono.
Il tempo passa, quindi la principessa ha acquisito di diritto il sedile anteriore accanto al guidatore, il seggiolino di Giorgio è stato posizionato nel sedile posteriore centrale come suggerito da mio padre e da un esperto di Unomattina, la ponga si nasconde sotto il mio sedile.Pronti, partiamo!
Prendiamoci questi tre giorni di neve,  sfidiamo la sala colazioni dell'hotel Panda, testiamo il passato di verdura della pizzeria Vienna e vediamo se tre giorni di montagna hanno una qualche parentela con la parola vacanza o se saranno settantadue ore di fatica e lavoro non retribuito.
Le previsioni meteo non aiutano, l'ostinazione del cucciolo di tre anni a non mangiare altro se non grattini in brodo di verdura, neppure.
Ma io guardo oltre, guardo alla necessità di cambiare un po' aria,  se non altro per uscire dallo schema del fine settimana classico: spesa all'ipermercato, giretto ai giardini, scivoli e giostre, riposino, quando va bene, altro giretto, magari in centro, con rapide puntate da Kiko e Sub Due, perché non Brandy? è qui dietro.
Ma non volevo parlare di questo, volevo condividere i centottanta minuti di chiacchiera pura con una tredicenne che di solito risponde a monosillabi, e che mi ha fatto un regalo dei più belli, senza consapevolezza alcuna.
Ha parlato di tante cose, serie e meno serie, dalla scuola alla ginnastica, dai vestiti ai trucchi, dalla musica che ascolta agli youtuber che segue; ha parlato, ha chiesto, ha ascoltato.
Mentre guido le guardo il profilo,  che sta diventando quello di una ragazza, i lineamenti più marcati, gli occhi più profondi, velati a tratti da un pensiero più scuro.
Poteva essere un'amica, che ti racconta del desiderio di fare un giro a Milano, che pensa al futuro prossimo e a quello lontano, che sogna di viaggiare, che pensa cosa potrà mai fare di lavoro, certo che lavorare in radio deve essere proprio bello.
E' polemica quanto basta, anche se si sforza di essere meno impulsiva e di ascoltare ogni tanto anche le idee degli altri. A volte funziona a volte no, quindi continuerò ad arrabbiarmi sulla chiusura mentale che ancora dimostra verso la musica vecchia, i film in bianco e nero, ed in generale verso tutto quello che non è del suo tempo.
Continuerò a mantenere la posizione anche sul fatto che Starbucks non potrà mai competere con il più basico dei nostri bar, ma non c'è nulla da fare , il wifi e la tazza con il nome per lei sono più importanti del sapore del caffè, che peraltro non beve.
Comunque vada questo fine settimana, oramai non ha più importanza, nella scala dei ricordi ci saranno i crackers sbriciolati nel mio letto, il ticchettio delle zampe del cane su questo simil parquet, e un vicino di camera che si è svegliato verso le sei e ha cominciato a chiacchierare amabilmente con qualcuno, ma magari era suo figlio tredicenne.
Però c'è anche una galleria, una canzone alla radio che parte, noi che ci cantiamo sopra, e continuiamo anche quando il segnale è sparito, ci guardiamo un secondo, è un gioco che facevano tempo fa, continuiamo a cantare, intanto accelero, se finisce la canzone siamo rovinate.
... Sarà che piove da luglio, il mondo che esplode in pianto .............. per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio e occhi bendati su un cielo girato di spalle la pazienza casa nostra il contatto il tuo conforto. 
per tre secondi mamma, però ci eravamo quasi

sabato 24 dicembre 2016

BUFFOLOTOPPO

Meno sette giorni alla fine di un anno un po' meno che glorioso, e noi si passa la vigilia di Natale in una clinica veterinaria a vegliare il post operatorio della ponga.
Evidentemente l'anno bisestile ha colpito anche lì, nel piccolo cuore di un cane un po' trascurato, che per richiamare attenzione ha ingoiato quello che mi è sembrato la testina di un bambolotto, insieme ai filamenti di lana sintetica dell'imbottitura divano. Che ci vuoi fare? l'ultimo mese lo prendo come una prova di resistenza, se arrivo in fondo vinco una medaglia di cioccolato.
Arriverò alla cena della vigilia con la metà dei regali, non mi è neppure chiaro quali mi manchino, il budget natalizio (e forse qualcosina in più) l'ho serenamente devoluto alla clinica veterinaria dell'università di Bologna, non ho ancora fatto la spesa, anche se l'humana pietas della mia famiglia mi ha affidato solo hummus e pinzimonio. In realtà ho ordinato  anche mezzo chilo di insalata russa, dove credo affonderanno tutte le mie inquietudini.
Di solito sono più spiritosa, più ironica, però oggi traballo, chissà, sarà la stanchezza.
Qual è l'unità di misura della stanchezza? La pelle tirata? Le borse sotto gli occhi? il numero di fogli sulla scrivania? Le mail non lette? Le raccomandate non ritirate? Venti minuti a cercare la macchina nel parcheggio di un centro commerciale?  Il frigo vuoto? Una sigaretta alle nove del mattino? Un bicchiere di rosso alle sei del pomeriggio?
La stanchezza ha una sola cosa di bello, che ti fa sognare, ti fa pensare a un momento, indistinto del futuro, in cui potrai riposarti. Anzi ne ha due, quando è così evidente. La notano gli altri, gli amici, la famiglia,  la fatica silenziosa anche solo di portare la macchina dal gommista.
E piovono gli aiuti, amici, solidarietà, telefonate, sorprese e ti ritrovi un venerdì a pranzo a Barcellona, diciotto gradi, in spiaggia, a mangiare paella con una ragazzina bellissima dall'energia inarrestabile, lei, che parla spagnolo in modo fluente nonostante l'ultimo quattro dell'interrogazione.
Comunque, almeno sul viso,  non sarà evidente a lungo: è arrivato il mio super cofanetto di creme rigeneratrici, illuminanti, nutrienti e chissà che altro. Ci credo così tanto che ne ho preso uno gemello per entrambe le mie sorelle, perchè la stanchezza, si sa,  è abbastanza democratica, e colpisce più o meno tutti.
Basta lamenti! il 2016 finirà a breve ed io ho già mille progetti, idee, cose da scrivere cose da raccontare.
Avrò un cane che sale sul letto e un marito che brontola, una ragazza dolcissima che viaggia sulle onde del mio umore intermittente, e un bambino meraviglioso, che è un vortice di allegria, che mi strappa pezzi di cuore, che guarda una foto sul muro e dice 'mia sorella', lo ripete un paio di volte, per essere sicuro che abbia capito.
L'avevo un po' persa,  la meraviglia di chi comincia a parlare, lo stupore di certe domande secche e chiarissime, mescolate a parole incomprensibili e magiche.
Le scrivo qui solo per non dimenticarle mai, Buffolotoppo,  è quella che amo di più. Non so cosa significhi, se sia un animale, un mezzo di trasporto, o che.
Quando lo capirò sarà finito l'incanto, ma per ora me lo tengo lì, sotto al cuscino, Buffolotoppo, lo scacciapensieri.

sabato 26 novembre 2016

OPEN DAY

E' la prima volta che entro in questa scuola, però mi sembra di averla già vista, trent'anni fa. il colore dei muri, le porte ingiallite, i banchi di legno scarabocchiati, le seggioline che potrebbero tranquillamente essere quelle non di trenta ma di cinquanta anni fa.
Di diverso ci sono i computer, le lavagne interattive, i ragazzi e probabilmente io.
Mi fa un certo effetto pensare alla mia ragazza su un banco delle superiori, mi fanno effetto questi ragazzini, che paiono tutti belli, educati, felici. Saranno i quarantatre anni che compirò tra una settimana, e la nostalgia del mio liceo, perchè i sedicenni non sono tutti belli, di sicuro non sono tutti felici e neppure così educati.
Però oggi sì.
Si sono vestiti bene, si sono cuciti addosso una veste un po' più adulta di quella che portano ogni giorno, si sentono protagonisti, e lo sono. Inspiegabilmente ascolto  loro più dei professori, della preside, delle altre mamme, mi catturano la loro naturalezza, i loro passi leggeri, la sicurezza sfrontata, ma forse è parte della veste.
Cerco nei loro occhi l'entusiasmo, la gioia, l'adrenalina, e le trovo, insieme a qualche punta di malizia, ma innocente.
Vedo un progetto fantastico opera di una donna nevrotiva e ansiosa, e riconosco la magia di chi sa prendere un ragazzo e portarlo sulla strada della fatica e dell'impegno.
Io ne ho avuti di professori così, e li ricordo ancora tutti.
Spero che mia figlia passi i prossimi cinque anni in un posto che senta allegro, familiare, felice. Spero che incontri amici preziosi e professori appassionati, spero di vederla tra un paio di anni a trasmettere quello che oggi quattro facce imberbi hanno trasmesso a me.
Che saranno cambiati i tempi, ci saranno smartphone, snapchat, youtube, e tanto altro che non so neppure,  ma su quei banchetti si scrive ogni anno la stessa storia, da venti trenta cinquant'anni ed anche più. Amicizie, passioni, delusioni, paure, rabbia, ricordi, coscienza.
Vado a dormire con il buonumore,  penso che farò gli open day di tutte le scuole di Bologna,  primo perchè era un pezzo che non vedevo tanti vecchi amici, secondo perchè sedersi su quelle seggioline antiche quasi mi commuove.
E non sono i quarantatre anni, ma alcune poesie che ancora rileggo, una chat whatsapp con i miei compagni della 5 F, una canzone che canticchio ancora ogni tanto, scritta da chi poi ha fatto il poliziotto, i messaggi facebook con un amico di 5 C, che giusto ieri ha postato la foto della targhetta della loro aula. A nostalgia forse mi batte.
Grazie a Dio la mia scuola non esiste più materialmente, ora ci sono appartamenti, una pizzeria chiusa, e qualche ufficio, altrimenti la retorica che ho sciorinato in questo post prendeva una china melensa e patetica, magari l'ha presa.
Perdonatemi,  è la primogenita, mi sembra ieri che le cascavano i denti, e di colpo dobbiamo scegliere le superiori. Sono emozionata, colpa delle luminarie natalizie, della fatica, di un anno un po' difficile,  o di tutto insieme, o solo di un paio di rughe nuove.
Per fortuna c'è stato il black friday, la linea antinvecchiamento del dott. Perricone al cinquanta per cento, e l'open day del Righi, insieme al trascurabile evento che è l'ingresso di Giorgio nel mondo di noi esseri parlanti. E ho detto tutto.

domenica 6 novembre 2016

FIGLI MASCHI FIGLIE FEMMINE

Dicono che l'amore delle madri per i figli maschi sia un sentimento cieco e totalizzante, al limite del morboso. Non so se è vero, per quel che mi riguarda ero morbosa anche con Giulia, quindi non credo sia una questione di sesso, ma di carattere, situazioni, stati d'animo.
Giulia è già quasi una persona, ha ancora tanto da maturare, ma il suo carattere c'è, definito e chiaro.   Vedo gli spigoli che dovrà smussare, l'impulsività che dovrà dominare, vedo la punta di dolore che porterà certa schiettezza.
E' straordinariamente simile a suo padre, il che me la fa amare ancora di più, perchè rivedo in lei i tratti della perona che ho scelto. All'amore che avevo per lei bambina, si è aggiunto quello più consapevole per lei ragazza bellissima e dolce, buona e simpatica, brillante e arguta.
E' forse una delle emozioni più grandi di una madre, vedere non crescere, ma maturare i propri figli, vederli prendere delle decisioni, afferrare coscienza di sè, cadere in errore ed imparare qualcosa,  qualcosa che si portano dietro, magari per sempre. Lo trovo magico.
Per cui non credo tanto all'amore unico ed incontrastato verso il figlio maschio, fino a qualche anno fa poi, non avrei avuto neppure un dubbio.
Ora però c' è lui, che una persona ancora non lo è del tutto, o se lo è, è un carboncino diesegnato su una tela, e ne vedo solo i tratti, qualche ombra, qualche luce.
Non so se assomigli a qualcuno di noi, so solo che quando ha bisogno di qualcosa se la prende, a costo di fare un castello di sedie, se ha fame prende un biscotto, se ha sete prende un bicchiere e ci versa l'acqua. Si arrangia, in poche parole. Ama stare anche solo, con le sue macchine, il suo treno, un libro con le finestrelle.
Pare che non vada bene, quindi mi adopererò per guarirlo da questa troppa autonomia, e da questa indole solitaria, ma non sono convinta,  quest'arte di fare da soli la conosco bene, è un'amica mia.
Forse è la moda di oggi, condividere, sempre e comunque. Avranno ragione loro: socializzare, giocare con gli altri, chiedere aiuto, tutte cose importanti.
Eppure.
Eppure un po' mi ribello, perchè sento un sintonia unica con questa piccola persona che ogni tanto si basta, che non vuole disturbare, che parla tra sè e sè.
E se lo copro di baci, non è perchè è un maschio, ma perchè arriccia la bocca in un modo unico, perchè soffia, perchè dice uffa, santa pazienza, medda e chi palli.
Perchè prende i libri da solo, anche i miei, li sfoglia, li annusa, a volte li usa come rampa per le macchine.
E' vero, parla poco, se vuole essere cambiato si sdraia sul divano gambe all'aria, se ha sonno sale su una sedia e spegne la luce, e se vuole farmi felice mi lancia i baci con la mano, o mi accarezza la testa.
Ma non abbiamo fretta, parlerà quando ne avrà voglia, per ora ci accontentiamo di un ragazzino che dorme fino a tardi la domenica,  si alza, c'è già luce, invece di venire a letto da me, corre in cucina sale sullo sgabello,  riempie la moka, perfettamente, e quando arrivo, trafelata dal letto, con l'ansia che abbia preso un coltello, o che  abbia aperto una finestra:
-Giorgio, cosa fai?-
lui si gira, con naturalezza: 
-Mamma, caffè-

 


sabato 22 ottobre 2016

CLAP YOUR HANDS

Per fortuna è venerdì, perche certe settimane pesano più di altre, e quando le butti alle spalle, con un bicchiere di birra e una bruschetta all'olio, non so voi, ma io respiro più profondamente.
Nulla di trascendentale, ma sono le otto e mezza, carico Muffo (nuovo soprannome di Giorgino) in macchina, mi siedo al posto di guida, guardo nel cruscotto e vedo il simbolo di un orologio con  un - 4 lampeggiante a fianco, lo ammetto, ci metto un po' per arrivarci: mi sta segnalando che tra quattro giorni devo fare il tagliando. Un conto conto alla rovescia, programmato da qualche cervellone tedesco appositamente per me, per dirmi che sono un'inetta,  per disturbarmi e mettermi di cattivo umore. In questo è efficace.
Per la sua funzione, no, non lo farò il tagliando tra quattro giorni, non ne ho nè il tempo nè la voglia, e poi ho deciso di sfidare il computer della mia polo, voglio vedere il messaggio del giorno zero, mi aspetto: 'Sei la solita cialtrona! Ti abbiamo dato quindici giorni, ti abbiamo avvertito ogni santo giorno, e tu? come al solito te ne freghi, vergogna! E se non ti vergogni, allora pensa a lavare la macchina, che nel bagagliaio c'è ancora la sabbia sarda'- Troppo duro? ma sono tedeschi!
Il computer non è ancora così intelligente, nè la macchina possiede telecamera alcuna, altrimenti avrebbe visto che la sabbia è anche nel cassettino delle monete. Ecco, di questo un po' mi vergogno, ma pochissimo.
E' che se avessi due ore, andrei dal parrucchiere, che ne ho un gran bisogno, o ci porterei il mio cane che ne ha bisogno più di me.
Forse ho solo bisogno di qualcuno che mi organizzi le giornate, perche io non l'ho mai saputo fare. O di qualche tabella excel, mentre sogno la giratempo di harry potter.
Magari potrei assumere un Mr Hobson che mi aspetti a casa, con un bagno caldo ed i vestiti piegati sul letto, sì, Mr hobson, quello di Arturo, anche se non sono miliardaria, e neppure alcolista, per fortuna, anche se la strada è quella.
Oppure posso andare avanti così, con i miei mr hobson: la signora Fina che viene due volte a settimana ad occuparsi della casa, ed Arianna che si occupa di Giorgio,  l'una che lamenta sempre 'un gran nero', girando il coltello nella piaga della mia inettitudine casalinga,  l'altra che invece ha un sorriso luminoso, dei bellissimi e lunghi ricci, e l'energia di una venticinquenne felice.
Sì, andrò avanti così, accettando i saltuari cedimenti, sempre che lo siano il litigare furiosamente con quelli che non ti lasciano cambiare corsia sui viali, o battere le mani in macchina su una canzone di justin timberlake, o su un'altra, inutile, che però dice 'clap your hands'.
Andrò avanti così perchè è il meglio che so fare, e credo di essere in ottima compagnia, in questo funambolico esercizio di combinare tutto, famiglia, lavoro, passioni.
Oggi, per esempio, due ore me le sono prese, in realtà me le ha regalate mia madre, e sono andata a sentire una scrittrice che amo, e che di salti mortali, ne fa anche più di me, ho mangiato una pizzetta di altero, ed ho comprato un paio di vestiti senza nemmeno provarli, perchè avevo caldo, le due ore stavano per scadere, e poi ho trenta giorni per cambiarli.
Comunque tra due giorni è lunedì, la settimana comincerà in salita, con un - 1 sul cruscotto, ma sai cosa ti dico? : CLAP YOUR HANDS

giovedì 25 agosto 2016

DI PULCI SCRICCIOLI E FOTOGRAFIE

Il mese sardo volge al termine, un mese in cui mi ero ripromessa di dedicare tutto il tempo libero a scrittura, post, progetti.
Invece no, tempo libero ne ho avuto poche briciole, e quel poco l'ho dedicato alle olimpiadi, alle solite repliche estive di grey's anatomy, e ad un paio di libri, di cui almeno uno memorabile. Però ho pensato,  ed anche molto, ho scritto nella mia testa, sapendo purtroppo che le cose scritte nei pensieri, non rimangono lì, volano via.
Pazienza, verrà il tempo, Giorgio avrà tre anni, quattro anni, cinque anni, non lo dovrò inseguire per tutta la spiaggia, al bar, alle canoe, sugli scogli, non dovrò per sempre raccogliere sassi, paguri, granchi.

Questo mese l'ho dedicato a lui, senza sosta, ho seguito il manuale della perfetta madre, ho nascosto iphone, ipad e computer, sono stata in libreria, l'ho praticamente svaligiata, ed ho impegnato tutte le forze che avevo a disposizione, per aggiungere qualche straccio di parola alle dieci che oramai ripete da mesi.
Sassi, elicotto, atte, nanna, cane, tazza, carte, ape (appe per la precisione), lupo (uppo), tallo (tavolo), talla (sedia)  più qualche altra di cui non ho ancora decifrato il significato ma che amo ancora di più:  uffai, muffo, allo parole inutili da strappare il cuore.
Gli potevo lasciare l'ipad? Mi sono stancata inutilmente? Ma no, dài, sono soddisfatta, inoltre conta da uno a dieci, fino all'otto in italiano, poi in inglese... nine ten, vai a capirlo, fa lo spelling della parola 'polizia' esclusa la zeta naturalmente, si applaude da solo, e guarda la tv sul divano in verticale appoggiato sulla testa, come mork, strano che non dica ancora  'nano nano'.
Sappiamo a memoria, e forse ormai detestiamo entrambi,  tutte le puntate di masha ed orso, (altre due parole all'attivo) tanto da benedire la nuova serie in onda il 29 agosto, che aspettiamo in pole position.

Le vacanze, quelle vere, quelle in cui stai sdraiata su un lettino ad ascoltare musica o a leggere un libro, quelle in cui chiacchieri con amici, leggi vanity fair, non cucini, dormi molto, aperitivi come se piovesse, quelle vacanze le ho rimandate, forse solo all'anno prossimo, forse a quello dopo, chissà.
Queste le archivio, torno al lavoro con un grande sollievo, lo ammetto, torno al mio computer, ai miei progetti, ai miei racconti, quelli a cui ho solo pensato.
Archivio come fossero fotografie da apprezzare in futuro le fughe di giorgio al bar, la sua ossessione per le bustine di zucchero, il modo compulsivo con cui vuole fare il caffè, la cocciutaggine con cui decide di lavare gli scogli, mentre cercherò di dimenticare le pulci del cane, ludibrio massimo di un ferragosto col botto.
Poi, visto che mi sento in colpa, cerco quello che sempre è da salvare, tipo una ragazzina quasi bionda, che vaporizza felicità nell'aria ballando quasi in continuazione, o almeno, nei rari minuti in cui l'ho vista questa estate.
Però c'è un'altra foto, e questa l'ho scattata davvero, ed è Giulia che fa wakeboard al tramonto, il mare piatto come una tavola, lei pare uno scricciolo in mezzo al nulla, ma plana divinamente e quasi mi commuovo nel guardare questa leggerezza saltare sulle onde.
Dico brava, brava, brava, poi bacio Giorgio sulla testa, che tengo stretto in braccio mentre il gommone vira, anche lui è rapito da questa grande sorella, la guarda con  il solito trasporto e, senza dire una parola, applaude.


 





venerdì 22 luglio 2016

GIRLS

Si chiamano Giulia, Beatrice, Caterina, Elli e Letizia, Benedetta e Daniela, Alice, Francesca e Alessandra, Elena, Beatrice, Maria Vittoria e Giorgia, sono mia mia figlia, le sue amiche del cuore, le nipoti, le amiche delle nipoti, le ragazze di via Baracca,  le nipoti acquisite, e tutti, più o meno,  hanno orbitato a turno sulla casa di Riccione, quella presa per Giorgino, quella del: 'la prendiamo solo in luglio?' 'ma no, facciamo anche giugno, tanto quando c'è....'
Hanno fatto e disfatto valigie, noleggiato biciclette, mangiato in spiaggia, al grottino, al baretto delle fornarine, hanno comprato costumi, magliette, cover, se le sono scambiate con gusto, insieme a trucchi, piastre per capelli, consigli e abbracci.
Ho raccolto vestiti da terra e sbattuto letti pieni di sabbia, brontolando del disordine ed altre cose da madri pedanti, come la crema protettiva, gli orari serali, l'ossessione del telefono; ho proibito  una gita a rimini in biciletta,  l'uso di snapchat, ed un top troppo corto persino per delle tredicenni, le ho seguite con il trova iphone, me ne sono vergognata per circa quindici secondi, poi mi sono nascosta dietro lo scudo delle responsabilità genitoriali.
Hanno litigato, fatto pace, dormito poco, riso molto,  visto albe, fatto video, postato foto, frasi fatte, e qualche ricordo di questa adolescenza, che spero amino, apprezzino, rispettino e capiscano.
Le ho sbirciate da una porta del bagno lasciata socchiusa, mentre si mettevano eye-liner, un po' di blush (ma non si chiamava fard?) rossetto poco, grazie al cielo... ed ho provato ad ascoltarle, ma parlano troppo veloci, con un gergo che un po' sfugge, perlopiù di vestiti, telefoni, e youtuber.
I discorsi, quelli seri, quelli semi segreti, non li fanno in bagno, con una porta socchiusa ed una madre o zia che origlia, hanno quella beata presunzione di essere le prime adolescenti della storia, mentre sono solo le prime ad avere instagram, che, probabilmente, fa già la differenza. 
Che dire? Le ho trovate belle ed insopportabili, tenere e antipatiche, leggere e pesantissime, ho individuato le bombe ad orologeria che nascondono in tasca, nella cover del telefono, tra i nodi dei capelli,  e che, prima o poi, esploderanno, ne ho avuto anche una certa paura, ma solo nei fine settimana, per il resto erano affidate ad una placida ed estatica nonna, composta e salda come non la ricordavo, giovane, bella e dolce come è sempre stata.
La verità è che le ho invidiate pazzamente, se si può chiamare invidia la nostalgia dei quattordici anni, del prepararsi in bagno tutte insieme, di scambiarsi vestiti, rossetti, sorrisi.
Le ho amate di più, per l'energia e la bellezza che hanno addosso, per la vita che hanno davanti, per la dolcezza con la quale condividono tutto, tra loro e col resto del mondo.
Mi sono concessa il lusso di assorbire un po' di questa  gioia, perchè vivere di fianco a loro è contagioso, respirare la setssa aria frizzante è un privilegio prezioso, che dà un po' di senso a tutto il resto, al lavoro, alla fatica,  anche a questi trentotto gradi, e a questa arietta serale che pare un phon.
Stasera la principessa torna a casa, da domenica saranno le nostre vacanze, io, non vedo l'ora, lei, probabilmente è già insofferente ancora prima di partire, e, per quanto si ostini a non crederci, tredici anni li ho avuti pure io, anch'io ho lasciato riccione ed amiche per viaggi più noiosi con mamma e papà.
Se sarà brava ed accondiscendente le svelerò un  paio di segreti per sopportare:genitori, fratello frignone, caldo, vento, sabbia, solitudine e noia ... sperando che una volta, almeno una in vita sua, si fidi me...

mercoledì 8 giugno 2016

A PICCOLE DOSI

Così è arrivato pure questo giugno, con un tempo instabile e le sue zanzare, di cui una appena morta stecchita sul mio lenzuolo.
Il cucciolo è al mare, contro le previsioni meteo, contro le mie ansie di madre morbosa, contro quelli che ti dicono: -"ma ce la fai a lasciarlo?"-
-Sì, ce la faccio- perchè ho un bisogno fisiologico di riappropriarmi del mio tempo, ho bisogno di bere un caffè alle sette del mattino senza lottare con chi vuole rovesciare lo zucchero, ho bisogno di fare una pausa pranzo come si deve,  bevendo un centrifugato al bar, ho bisogno di lavorare senza orario, di bighellonare perchè non ho nessuno che mi aspetta, di fare un aperitivo improvvisato alla baracchina,  ho bisogno di stare con il mio principe, ed ho bisogno di stare sola.
Madre orrenda? Non lo so, ma non credo. Lui è al mare, con una nonna che lo ama come me, di più è impossibile, secchielli, palette, macchinine, tricicli, sabbia per sporcarsi, ettolitri d'acqua da travasare bicchiere per bicchiere, una memoria che forse non raggiunge le due ore, sopravviverà.
Un giorno glielo spiegherò, che avevo bisogno di cose stupide, come guardare Gomorra, per una volta in diretta alle nove di sera, non in replica alle due di notte, o semplicemente di mangiare in silenzio, senza elefanti con ruote che mi passano tra le caviglie, senza l'ansia di avere lasciato una finestra aperta, senza dover scegliere tra poratre fuori il cane o addormentare lui.
Poi c'è la lunga lista delle cose rimandate al giorno del mai, l'elettrauto per aggiustare il tergicristallo della macchina (ma quello pernsavo di farlo per tradizione il giorno prima di andare in sardegna), il calzolaio per sistemare un  paio di scarpe nuove che mi stanno piccole, un giro da mister cucito per fare un paio di orli a dei pantaloni che ho comprato pensando di essere Christy Turlington, più commissioni varie ed eventuali, come comprare un ferro da stiro, fare carta di identità della principessa, magari un passaggio dall'estetista, dal parrucchiere, in piazzola, esageriamo...
C'è un pomeriggio da dedicare all'hobbistica ed al faidate, per trasformare il suo lettino nuovo in una macchina da formula uno, per attaccare i quadretti al muro, perchè un giorno, come nell'esorcista, sono caduti tutti in sequenza, quindi, va da sè, c'è da fare il percorso congiunto Ikea-Leroy Merlin, Dio, non vedo l'ora!
E naturalmente devo scrivere,  progetti, racconti, post, e studiare come una pazza perchè è l'unico modo per fare qualcosa di decente.
Poi, così, a tempo perso, c'è da correre dietro ad una quasi adoloscente, che pensa di avere diciotto anni, che farà la cheerleader, la calciatrice, la ginnasta, la youtuber, non lo sa neanche lei......-vengo al mare-forse-vado in trasferta-dormirei fuori- mi compri un top?- posso mettere il rossetto rosso?- ma esiste una piastra per fare i capelli ondulati?-mi compri il libro di sofia viscardi?-
-E chi è sofia viscardi?-
-Mamma, una youtuber, ma cosa ne vuoi sapere tu?-
-Io? Nulla-
 Però non mi va, così vado su you tube, mi studio questa sofia viscardi, una certa greta menchi che l'ha invitata pure il papa, e mi sento sento vecchia, vecchissima, forse rinuncerò al calzolaio e a mister cucito, magari anche all'ikea.
Intanto adesso prendo la macchina e vado da giorgino, perchè mi arrivano foto dei suoi boccoli scompigliati, e perchè va bene la libertà, ma a piccole dosi.


mercoledì 18 maggio 2016

NOBLESSE OBLIGE

Da dove comincio? dall'adolescente impazzita che prende cinque in geometria, vuole di colpo cambiare amici, sport, scuola, forse famiglia? dal bambino che non parla, non mangia, vive per scappare in bagno a tirare lo sciacquone, prende il mio telefono e chiama probabilmente il Giappone in cerca di qualcuno che capisca la sua lingua? Da un marito principe musone, che si sta facendo crescere barba e capelli, e sembra portare sulle spalle il peso dell'umanità intera? dall'inadeguatezza che sento ormai prendere piede e forma nelle mie giornate di mamma, moglie, figlia, scrittrice, architetto, che a forza di cambiare cappello non so più chi sono e cosa faccio?
Faccio tutto, in fretta, probabilmemte male, infatti mia figlia non mi dà retta, quello che scrivo viene cestinato, il lavoro è sempre indietro, il matrimonio regge, ma per miracolo, o inerzia che sia.
Insomma un bel periodo, come ce ne sono tanti, come capita ai più, ma quando capita a te, sembra quasi surreale.
Così mi sveglio, verso le sei, nonostante il sonno, e penso....penso che ho una gran voglia di vedere la mia psichiatra, abbandonata da anni, ma che forse, adesso, meriterebbe una visitina, così, solo un piccolo rinforzo, una spintarella, un'inizione di fiducia, o quel che è.
Penso che sia normale, fa parte della vita di tutti: momenti più o meno concitati, più o meno faticosi, più o meno negativi, quando credi di aver sbagliato tutto, che dovevi fare lettere, o storia, o filosofia, e provare a fare la giornalista, la scrittrice, ma a vent'anni, con più energie, più chances, più fiducia, non ora, a quarant'anni con marito,  due figli  un cane, una casa, ed un tempo che non basta mai.
Poi le riflessioni delle sei del mattino, insidiose, si infilano ovunque, ti trovano scoperta, stanca, basta un piede fuori dal lenzuolo, e ti entrano dentro, tanto che alle otto, quando comicia la giornata, quella vera, sei già uno straccio.
Scusate, sfogo serale di una giornata surreale, perche tutti, o almeno credo, speriamo che la fatica, il sacrificio, le corse, l'impegno siano proporzionali al risultato, e quelle sere, questa sera, quando così non è, e sei sola, a casa, finisce per prenderti una gran malinconia, uno sconforto irrazionale e forse stupido.
Ma tant'è,  soluzioni poi ce ne sono, quindi niente drammi, intanto prenoto il traghetto per la sardegna che fa subito allegria, poi mi iscrivo alla corsa delle 5 30, che allegria ne fa un po' meno, però fa tanto giovane, domani chiamo maria, la psichiatra, che male non fa, magari poi basta daniela, che costa anche meno, intanto per superare la nottata, apro uno bottiglia di rosso, ma nooooo! neanche il tappo di sughero! ho comprato un rosso con il tappo a vite, che la tristezza si faccia avanti, alzo le braccia e mi arrendo.... il tappo a vite no, ma cosa ho comprato? E' vero, nell'inadeguatrezza generale, neppure il vino so comprare... almeno ci fosse il principe, lui almeno arriva sempre con un bellavista..., noblesse oblige,  che ci volete fare..

lunedì 11 aprile 2016

QUALCOSA E' CAMBIATO

-Ho comprato i biglietti per silvestri... il 26 aprile-
-Il 26? Mmmmhhh... veramente parto il 22 per gli Stati Uniti...mi dispiace, ho incasinato le date-
-Ma te l'ho chiesto ieri, ieri sera! hai detto sì, comprali, uffa...sei sempre il solito-
-Mi dispiace, ho fatto casino, scusa vai con la Dani, con tua sorella, qualcuno trovi-
-Ma che c'entra? certo che trovo qualcuno, ma è un mese che ne parliamo, e quando compro il biglietto, mi dici che parti? -
-Andiamo a vederlo a Cesena, ci tenevo a vederlo-
-Ma certo, lo vado a vedere due volte... lascia perdere-
-Ti volevo chiedere una coa, ehm, cioè, no, mi vergogno-
-Cosa?-
-Non è che Mengoni fa un concerto?-
-Suppongo di sì, perchè? ti interessa Mengoni?-
-Un po', cioè, sì, perche? vedi? non te lo dovevo dire-
-Fa un concerto all'Unipol Arena il primo maggio, che faccio? compro?-
-Toppppp! compra!-
-Magari puoi portare Giulia, così se incontri qualcuno, puoi fare la scena del padre che si sacrifica per la figlia, sperando che lei ti regga la parte-
-Figurati, quella strega lo spiattella ai quattro venti, e faccio anche la doppia figura-
-Vabbeh,  fate quello che volete, comunque i biglietti li compro con la tua carta di credito, non mi freghi due volte-

E' avvenuta questa mutazione, mentre mi occupavo dei miei figli, del mio lavoro, del cane, o mentre ero alla scuola di scrittura, il principe si trasformava in un fan di Marco Mengoni.
Canta parole in circolo sotto la doccia, e quando mi sente arrivare,  mette Stressed out, che fa più moderno...
Come siamo cambiati?  Ci siamo trasformati l'uno nell'altro? Perchè capita un sabato surreale in cui lui va a fare la spesa ed io cambio l'asta saliscendi della doccia, con pinze, brugole e guarnizioni, e un po' di garsso nelle mani, che non guasta.
E fin qui va bene, potrebbe essere una giusta inversione dei ruoli, tanto per sfatare la dinamica uomo/donna, però qualcosa è cambiato, perchè il principe di una volta non mi avrebbe regalato con orgoglio una confezione di Somatoline, e neppure due corna di bue comprate al mercante in fiera, che, per inciso, ho accettato con grande filosofia, anche se quando torno a casa, e le vedo sul tavolo da pranzo, penso quale marito regala alla moglie due corna? E' un genio del male o è solo simpatico?
Come è, come non è, continuiamo a pensare, in maniera quasi irritante, le stesse cose, e a dirle, in modo vergognoso nello stesso momento.
-Finiremo per stare zitti- ha detto oggi, quando ci siamo imbambolati entrambi su un rosario che pendeva dallo specchietto della macchina di un rumeno, ed ahimè, abbiamo fatto la stessa battuta.
Forse è così, finiremo per parlare usando solo palpebre e sopracciglia, del resto, io lo faccio già abitualmente, parlando a me stessa mentre guido, lui, forse, si è solo adeguato alle mie stravaganze.
Ieri l'ho costretto ad un fantastico pranzo di donne, dove le donne erano le mie due alte e bionde sorelle, con figlie adoloscenti al seguito, otto donne contro uno.
-Però se cominciate a parlare i morti mi alzo e me ne vado...-
Ha lasciato stare il linguaggio dei gesti, ha usato la voce, ma solo un filo, per dire, se non  ti secca andrei in piscina.
Vai pure ho detto, invece mi seccava, mi seccava parecchio, e dato che un cenno di mutazione ha coinvolto anche me,  gliel'ho detto, ma mi sono subito pentita, perchè io, invece, sono sempre la stessa.

domenica 27 marzo 2016

Tutti gli anni la stessa storia

Ritrovo ore otto e quarantacinque al Falzarego, funivia per Lagazuoi, prima pista verosimilmente alle nove e mezza, caffè al rifugio Scottoni, uno dei miei preferiti, poi Armentarola, fune con i cavalli, seggiovia, ovovia, e Gran Risa, che non ho mai fatto, il tutto con gli amici di sempre, i bambini, il principe.... Per finire pranzo di Pasqua tutti insieme.....
Bello no? Bellissimo, peccato che non c'ero, non avrei potuto, con un piccolo cucciolo di due anni giù per la gran risa...... Vi raggiungo a pranzo però , magari vengo un po' prima e prendo pure un po' di sole......
Carino no? Carino certo, ma non ero neppure lì, a casa invece, con un cucciolo febbricitante e mammone, sveglio dalle tre di notte, con respiro affannoso e fronte in fiamme, stretti in un lettino tra i più duri che abbia mai provato in vita mia, con una ponga piagnucolosa ai piedi, perché -mi dispiace Nina, questa notte non puoi salire-
Pazienza, sarà per un'altra volta, oggi ce ne stiamo io e te e la ponga, ci facciamo le coccole a vicenda, ci mangiamo una super zuppa di zucca e carote, tu dormi, io leggo, scrivo, mi riposo, in fin dei conti non é poi così male.....
Sono solo un po stanca, ho dormito il giusto, preoccupata dal tuo respiro, torturata da alcuni interrogativi amletici, ed infastidita alquanto da una luce che qualcuno ha lasciato accesa in sala.
Mi alzo e mi viene incontro la mia ninona, che punta la porta con certa inquietudine, sono le sette, di uscire non me la sento, rischio, la libero in questo giardino coperto di neve, dove vuoi che vada, un minuto, due tre..... Ninaaaaaaa......Ninaaaaaaaaaa.........Ninaaaaaaaaaaaa....... Tocca uscire, in pigiama al freddo, e fare un prima faccia a faccia con simpatica volpe selvatica ........ Ninaaaaaaaaaaa.......Ninaaaaaaaaaaaa........ Le volpi mangiano i cani? I cani normali sicuramente no, ma i cani simil ponga può essere.....
La Nina é salva, a scanso di inutili preoccupazioni, il cucciolo é ancora febbricitante, gli occhietti lucidi, ed una nuova parola all'attivo, orso, orscio dice, con una tenerezza da spaccare il cuore....
Questa Pasqua sta passando, la mia principessa é in Spagna con la squadra di calcio, e, successo o fallimento che sia, mi avrà chiamato due volte da quando é partita, la sera di mercoledì..... Il principe é sulla gran risa, almeno lui, perché sacrificarsi in due è da sciocchi,  ed io in fondo mi sono riposata, ho letto, scritto e guardato uno sceneggiato su Domenico Modugno alla fine del quale mi sono anche un po' commossa.
Ho anche risolto i due interrogativi delle tre di notte: Sì, la ricarica mi veniva addebitata proprio stanotte, quindi sono in casa con bambino febbricitante senza tachipirina e senza telefono, e Sì, questa notte é proprio quella dell'ora legale...... Si dorme un'ora in più od una in meno? Uffa tutti gli anni la stessa storia.....

domenica 20 marzo 2016

IRRIDUCIBILI

Un po' siamo invecchiate, mi rendo conto, basti il fatto che per organizzare un'uscita, ci mettiamo circa due mesi, e non meno di una trentina di messaggi whatsapp... e comunque ne mancava una..
La chat si chiama Le irriducibili, l'immagine è quella di cinque piante secche, di cui una rossa, che dovrei essere io, perche una volta, da giovane... i capelli li avevo rossi...
Da ragazzine non avevamo whatsapp, lo avessimo avuto la chat si sarebbe chiamata  Gruppo Delirio e l'immagine sarebbe stata una margherita, per organizzare una pizzata ci avremmo impiegato dai due ai tre minuti.... alle nove al garage di via morgagni... poi via... ma non a mangiar la pizza, che quello si faceva con il fidanzato... chi l'aveva, almeno.
Però siete sempre le stesse, chi arriva in ritardo, chi è già pronto da venti minuti, chi deve assolutamente fare il bancomat, chi non conosce una strada, chi sbuffa, chi scuote la testa, chi non giudica mai, chi pensa ad altro, chi sgrana gli occhi, chi fa una smorfia con la bocca quando non è convinta, chi fa grandi sospiri, chi dice 'io l'avevo detto', chi sapeva tutto, chi non sapeva, ma se lo immaginava...chi ci ride sopra, chi alza le spalle, con altera saggezza....
Allergiche, più o meno tutte, a baci, abbracci, ed effusioni varie, solo una volta, mi ricordo camminavamo a braccetto, come le vecchiette, appunto... si vede che l'avevamo nel sangue...abbiamo giocato anche a carte per un periodo, lo ricordo bene, prima di andare al bbc, con delle birre in macchina..
Quando ci si vede poco, a turno ci si racconta, è naturale.... dopo un primo giro di figli...lavoro.... gossip....novità varie......caschiamo sempre lì ... tra una tiroide, un mal di schiena, una secchezza delle fauci, una mammografia, tra un paio d'anni parleremo anche di menopausa, ma forse anche prima, così, tanto per preparasi anzitempo..
-Ma nessuno ha un amante? dai tirate fuori un'amante!-
-No, mi spiace, niente amante-
-Tra te che lavori al Sant'Orsola con  nani e senzatetto, e te che lavori all'Ant, è due ore che parliamo di malattie, fate un po' voi....Io? No niente, sto lavorando ad un nuovo progetto... bello? si, insomma... è per le onoranze funebri...... sì le onoranze funebri.... cosa c'è di male... una camera mortuaria, però è bella...... cioè bella.... siamo al progetto preliminare......vabbè, dai, parliamo delle vostre malattie che è meglio.... comunque mi ha fatto piacere vedervi.....
Scherzo ragazze....... siete il mio porto nella tempesta, la mia sponda, il mio giubbotto di salvataggio, i miei ricordi più spensierati, più stupidi, più divertenti, più sinceri, siete quello che non passa mai, perchè la familiarità dei vostri gesti, anche i più ruvidi, sono per me sicurezza e sollievo.
Troppo sentimentale? Scusate... sarà l'età......

venerdì 12 febbraio 2016

CASABLANCA

Le novità dopo i quaranta fanno bene, di questo sono certa, con le emozioni che si portano appresso, con quel po' d'ansia che ti ti tiene sveglia, e che ti fa sentire un po' ragazzina.
Perchè a scuola ci vanno i ragazzini, non gli adulti, non di solito almeno, non di martedì pomeriggio....
Invece eccomi qui,  ore due trenta, una piccola aula, altri quindici come me, aspiranti scrittori, sceneggiatori, autori di ogni genere, forse solo sognatori.........qualcuno è più giovane, qualcuno è più vecchio, ma tutti, più o meno, la stessa voglia di fare qualcosa in più, oltre a lavoro, figli, corse quotidiane.
I nomi non li so ancora tutti, ho individuato un ragazzo come me che non  riesce a finire nulla, che continua ad iniziare romanzi, racconti, progetti e li lascia tutti lì, uno sull'altro ........ ho intravisto una certa sintonia con una simil punk che si chiama elisa, ed ha uno stile davvero graffiante, come lei, forse.
C'è chi sa già tutto e si sente sicuro, o almeno lo sembra, chi parla con un filo di voce, o non parla affatto, c'è chi ha più mestiere, c'è chi sa otto lingue, chi ha letto tutta, ma proprio tutta la letteratura mondiale del '900, anche fumetti e barzellette...
Poi ci sono io, quella che veramente sono accanto quella che pensavo di essere, dietro a quella che vorrei vedesse questa classe.... la donna brillante, arguta, decisa, ironica, sensibile...... lo sono? magari un po', ma di fronte a questi adulti sgangherati, a questi ragazzi cresciuti, vacilla tutto, e si spalancano le porte alla mia vecchia timidezza, alla paura di non essere come gli altri, di non essere all'altezza.
Entro in classe con le cose che ho scritto, e mi sembra di essere in terza liceo, quando avevo i brufoli e mi nascondevo da uno che mi piaceva in quarta c........
Come al solito non avevo capito niente, qui, in quest'aula si scrive, è vero, si impara, ma soprattutto si legge, cose proprie, così, davanti a tutti, ed io, non ero pronta, assolutamente non ero pronta....

Poi arriva lui, scrittore di gialli, docente,  fare deciso e leggermente ansiogeno dell'ex poliziotto che è.... facciamo un esercizio dice.....vi faccio vedere la scena di un film....... casablanca........ parigi..... ingrid bergman.....dovete solo scrivere un testo.... raccontare a modo vostro questa scena....
Che problema c'è.... in fin dei conti due parole in fila le so mettere, anche se non ho letto nè Celati, nè Cortazar, e neppure sapevo chi fossero fino a ieri....

Però l'esercizio cambia.... mi pareva facile.... il mio casablanca personale di colpo è ambientato su un'isola deserta... e la chiave del racconto è comica-grottesca..... ah, dimenticavo... trentaquattro righe... non una di più non una di meno........ e il tempo? ovvio cinquanta minuti.... ma no! facciamo quaranta...... e ragazzi, mi raccomnando... in stampatello.......

Niente altro?
eccola la donna brillante e decisa... eccola che si guarda attorno e pensa ''Ora che faccio?'..... eccola che suda, che mangia il tappo della penna, che abbozza una malacopia, che conta le righe, che inventa un'improbabile casablanca di naufraghi....

Ragazzi sono passati venti minuti......... ( ma chi è,  Cracco?)

di righe ne ho scritte venti, in prima persona femminile presente..... in terza persona dovevo scrivere... che idiota....

Cinque minuti.... ancora cique minuti....

Giuro che alla fine alzo le mani in aria, giuro che lo faccio.........

Il finale di questo pomeriggio è comico grottesco, la mia storia anche.... .... eccola la donna arguta e sensibile, che prega e spera di non dovere leggere a voce alta una delle cose più brutte che abbia mai scritto in vita mia......... mannaggia, oggi dà pure il voto......


lunedì 1 febbraio 2016

E' QUASI PRIMAVERA

Gennaio 2016 si può dire archiviato, grazie al cielo... comunque non sono l'unica a detestarlo, ho visto su fb parecchi inni all'eliminazione, ed io parteciperei con gioia indefessa, non fosse che in gennaio è nato mio figlio, pertanto, perdonatemi, compari, amici, delatori di gennaio, io proprio non posso eliminare dalla mia vita questo mese inutile, buio, triste, lungo..... ma vorrei, giuro... vorrei.....
Gennaio se ne va, salvo qualcosa?  Giusto la befana che amo spudoratamente da sempre, come fossi ancora una bambina, il compleanno di Giorgio, e la prima lezione della scuola di scrittura, polmoni pieni di un repiro profondo e palpebre abbassate.... un certo batticuore, che a questa età considero benefico e salutare oltre che insolito...
Butto via:  queste giornate che tutti dicono ' eh... si stanno allungando...... ma a me proprio non sembra....,  il -1 la mattina alle otto sul cruscotto della macchina...... ' eh ma vedrai che a mezzogiorno la temperatura sale...' , 'e poi guarda che sole..... ' ma chissenefrega tanto io ho freddo comunque, e poi devo satre in ufficio ......, butto lo specchietto della macchina che mi  hanno disintegrato in una manovra, ma era una ragazza come me, che odia gennaio come me, che ha alzato le braccia, e detto
 'scusa ti sono venuta addosso per non investire un gatto.... '..... scommetto che era nero......' ho detto io.... non ha riso.... io cercavo di sdrammatizzare...come sempre...... e come sempre vengo punita... torno dalla car clinic...(già il nome è tutto un programma)  specchietto nuovo, e naturalmente ...... ......ma è gennaio.... distruggo l'altro..... una barzelletta......
Non è solo gennaio, è l'anno bisesto.... bisognerebbe stare zitti ... testa bassa... voce pacata......però l'inizio non è male....
Dai, salviamo qualcosaltro..... salvo la mia bambina in preadolescenza piena che mi fa intravedere una serie interminabile di gennaio, una scalata interminabile di anni bisestili, uno in fila all'altro... ma la amo, amo le sue domande, amo la sua spudorata ignoranza, amo la sua beata incoscienza, amo i suoi dodici anni, ed i suoi sabato pomeriggio a cazzeggiare, perchè ho bene ancora impresso i miei, di trenta anni fa, amo i suoi trucchi, i suoi vestiti, i suoi balletti inutili, amo anche litigare con lei, quando la vorrei più matura, più responsabile, più consapevole.... ma veramente?
Con un pugnale nel cuore le ho spiegato nell'ordine chi fossero alberto tomba, mick jagger e pasolini..... lei mi ha ascoltato con un  po' di pena, l'ho riconosciuta, poi ha buttato sul tavolo un Cameron Dallas a caso ed un altro di cui non ricordo il nome.... ed io ho sofferto, in silenzio, ma ho sofferto, ma è colpa di gennaio, deve essere gennaio, fosse marzo sarebbe scivolato via, ne sono certa.....
Comunque oggi è già febbraio, ed io mi sento meglio, le giornate sono davvero più lunghe,  e tutto va già meglio, sfatiamo questo anno bisesto.... in fondo abbiamo solo un  dito rotto, una stecca al pollice della mano destra.. ( la dodicenne..... non io) ... scriverò compiti di grammatica per i prossimi quindici giorni.... ma non è nulla... laverò denti e piedi per due........ ma sono pronta...... i problemi in fondo sono altri..... lo so anch'io...... però vi sfido..... questo mercoledì sera... festa a casa mia.... naturalmente a mia insaputa........'siamo solo in otto....., vediamo il bologna poi se ne vanno..... se puoi giusto comprare due patatine...anche due coche se riesci.... . e magari chiudere giorgio da qualche parte......
Come no? Certo, staremo in terrazza.... tanto oramai è quasi primavera.....